Su Android c’è molta pubblicità. Siamo sicuramente tutti abituati a usare app che dedicano un piccolo riquadro agli ad, ma esistono anche altri modi che permettono ai network pubblicitari di darci consigli per gli acquisti: un modo è quello della creazione di icone/link a siti pubblicizzati, ma quello di cui tratteremo qui è quello dell’invio di notifiche, anche dette “notifiche push”.

Pubblicità tramite notifiche

Questa tecnica è molto meno diffusa di quella tramite i classici “bannerini”, perché risulta poco gradita e, se fatta in un certo modo, può essere anche ingannevole. Pochi sviluppatori quindi vogliono spaventare i propri utenti così, ma questi network pubblicitari compensano la cosa promettendo buoni profitti.

Attualmente alcuni network di questo tipo sono Airpush, LeadBolt, StartApp e Moolah.

Per correttezza, prima di sparare a zero su questo tipo di pubblicità facciamo notare che in effetti una piccola notifica ogni tanto (anche quando l’applicazione che usa questo sistema non è attiva) non è nulla di così invasivo e per molti versi lo è meno dei banner, specie su piccoli display. Purtroppo però questo vale se l’app avvisa circa l’uso del sistema, e se tali notifiche non sono troppe, e se sono chiaramente pubblicitarie, del tipo “visita tal sito” o “scarica tal app”.

Il vero problema è che queste notifiche potrebbero non essere tanto trasparenti. Proprio di recente mi è capitato di ricevere una notifica riguardante la necessità di fare un aggiornamento per la batteria. Cosa?! Questa notifica faceva di tutto per sembrare una cosa ufficiale e “di sistema” col suo messaggio “battery upgrade needed“. Toccandola si è aperta una pagina web altrettanto ingannevole ed è partito il download di un’app, per l’installazione della quale viene sempre richiesta autorizzazione da Android.

Successivamente, facendo una ricerca su internet, ho scoperto che addirittura quest’app che voleva intrufolarsi nel mio dispositivo è accusata di non fare altro che rubare informazioni e spedirle regolarmente per chissà quali scopi.

Risolvere il problema alla radice

Se questo è il genere di pubblicità che gira su certi network, preferisco farne a meno. Fortunatamente è possibile individuare le app che fanno uso di questi sistemi. Gli sviluppatori difficilmente sbandiereranno l’uso di questi sistemi.

Il primo modo è controllare i commenti, magari in inglese essendo più numerosi. Probabilmente, se è il caso, troverete più di un commento che si lamenta della pubblicità invasiva.

L’altro modo, più scientifico, riguarda l’uso di apposite app che troviamo su Google Play. Un paio di queste sono AirPush Detector e Lookout Ad Network Detector. Se il network è noto, troverete certamente l’app (o le app) che lo usano, così potrete decidere se disinstallarle o meno.

Psss… ma…. cosa sono queste notifiche push?….

Per chi vorrebbe chiederlo ma non ne ha il coraggio, le notifiche “push” vengono chiamate così perché si rifanno alla tecnologia “push”. In sostanza, è “push” tutto quello che ci viene inviato senza richiesta (ma si suppone col nostro consenso!), “pull” (tirare) viceversa. Certe notifiche sono dette push perché ci vengono inviate dal network pubblicitario, o dal server di posta, etc…

In realtà, per l’utente finale, il fatto che siano push è poco più che un dettaglio. Sempre notifiche sono, ma dovrebbero garantire un minor consumo.