Ci è giunta di recente una richiesta di aiuto da parte del possessore di un cellulare Android che sperava di poter utilizzare il proprio telefonino in un sistema per l’individuazione di ostacoli. Le sue particolari necessità richiedevano che questo sistema funzionasse anche nel traffico, dove però i tempi di reazione devono essere molto brevi e dei dispositivi dedicati sono certamente più efficienti. Tuttavia la cosa ha stuzzicato la nostra fantasia abbastanza da esaminare un po’ il problema, ed eccovi i nostri risultati.

Il sensore di prossimità vero e proprio

L’idea più ovvia è quella di usare il sensore di prossimità incluso nel telefono, e di cui abbiamo parlato in un precedente articolo. Purtroppo però tale sensore ha un campo di sensibilità abbastanza breve, per motivi di risparmio energetico e perché in fondo per i suoi scopi non deve certo rilevare oggetti a due metri di distanza. Inoltre non aspettatevi misurazioni millimetriche, anzi, è assai probabile che il funzionamento sia del tipo on-off, cioè “rilevano” un oggetto solo quando è più vicino di una certa soglia.

Per fare un esempio, il mio LG Optimus One ha un sensore di tipo ottico (ed è assai probabile che lo sia anche il vostro), e comunica due tipi di distanze: 9cm e 0cm (badate che dice 9cm anche quando non c’è niente davanti).

Tali sensori possono in teoria essere tarati per attivarsi a diverse distanze, ma a questo punto ci sembra di essere oltre i nostri scopi.

Potete testare il vostro sensore di prossimità con Proximity Sensor Finder.

La tecnica del sonar

La seconda tecnica è più interessante. Si tratta di emettere dei suoni caratteristici dall’altoparlante e cercare di rilevarli dal microfono, eventualmente riflessi da qualche oggetto. Anche in questo caso molto dipende dal fatto che stiamo parlando di un telefono, e che non va usato in questo modo. I problemi maggiori infatti stanno nella disposizione di altoparlante e microfono, che probabilmente non puntano nella stessa direzione perdendo dunque i giusti echi.

Se le componenti sono adatte e siamo disposti a smontare il caro telefonino, allora si tratterebbe di individuare il tipo di suono migliore. Nel migliore dei casi, con un buon software che analizzi gli echi dovrebbe essere possibile ottenere delle misure accettabili per l’uso in fase di parcheggio.

Anche in questo caso, se volete provare, esiste una “proof of concept”: Sonar.

Il trucco dell’autofocus

Veniamo all’ultimo trucco. In questo caso si tratta veramente di usare una rete come spugna per trasportare acqua (scusate, un paragone migliore non mi è venuto). Le “fotocamere” degli smartphone hanno delle funzionalità di messa a fuoco automatica, e per mettere a fuoco una scena è fondamentale conoscere la distanza dei soggetti.

Android, sin dalla versione 2.3, mette a disposizione dei programmatori la possibilità di venire a sapere tale distanza una volta compiuta la messa a fuoco automatica. Non abbiamo trovato app di prova a riguardo (cercando “camera distance” o “camera meter” si trovano solo programmi che aiutano nella triangolazione) ma non mi sorprenderei di incontrare notevoli problemi di accuratezza che magari su chip avanzati (come quelli di una reflex) non ci sarebbero. Anzi, siamo a conoscenza di un tentativo compiuto su un HTC Desire su cui, nonostante l’autofocus funzioni, si ottiene sempre 0 come distanza.

Un’ulteriore considerazione va fatta sui tipi di autofocus, perché alcuni potrebbero mettere a fuoco eventuali oggetti trasparenti (come il vetro del lunotto posteriore!)

Conclusioni

Non avete niente da fare? Provate le applicazioni indicate qui sopra! Potreste avere tra le mani un sensore per parcheggi!